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21 nov 2016

Zuckerberg e disinformazione online e nei social network

Zuckerberg e disinformazione online e nei social network
Zuckerberg, fondatore di Facebook,: «Non siamo arbitri della verità». E continua a parlare della disinformazione online, elencando gli strumenti esistenti o quasi, per limitarla.  

Mark Zuckerberg torna sulla polemica della disinformazione sui social network, esplosa durante la campagna e l’elezione di Donald Trump, con un lungo intervento sul suo profilo. 

Il Presidente uscente degli Stati Uniti, Barack Obama, si era detto preoccupato per la mole di notizie false in circolazione e, per gli effetti che può avere sulla democrazia. Il fondatore e amministratore delegato di Facebook ha voluto chiarire di essere al lavoro sul problema «da tempo» e di come a Menlo Park la responsabilità venga presa «seriamente». 


Va dritto al punto quando spiega che in gioco c’è (anche) la libertà di espressione e la natura della piattaforma stessa: «Diamo la possibilità a tutti di esprimersi, il che equivale a consentire a chiunque di condividere qualsiasi cosa quando vuole. Dobbiamo stare attenti a non scoraggiare la condivisione di opinioni o a limitare erroneamente la circolazione di contenuti appropriati». 

Zuckerberg riconosce una complessità «sia tecnologica sia filosofica», afferma di non voler essere arbitro della verità ma si assume una responsabilità (editoriale?) elencando i provvedimenti già presi e quelli in cantiere per - tornando alle parole di Obama - permetterci di «distinguere fra argomentazioni serie e propaganda».

Con la classificazione delle notizie, innanzitutto: da parte degli utenti, che possono segnalare quelle false; da parte della piattaforma, che deve imparare a individuare il materiale non autentico in modo autonomo; e con il supporto di terze parti. Facebook sta anche pensando di etichettare le notizie segnalate come false. Rimarrebbero in circolazione, quindi, ma sarebbero opportunamente contrassegnate. 

Come già annunciato (anche da Google), il modello di business dei portali dedicati in modo specifico alle assurdità è stato aggredito non permettendo l'acquisto di pubblicità. E, conclude Zuckerberg, giornalisti e altri attori del mondo dell’informazione continueranno a essere coinvolti nell’individuazione di misure anti-fake sempre più efficaci.

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